13.5.19

La comunità poetica al centro di un nuovo umanismo


Il poeta non è chiamato alla decorazione della pagina, alla competizione per la pubblicazione annuale, all’esaltazione di sé stesso, il poeta, mettendo a servizio le sue possibilità estetiche, di percezione del reale, come rabdomante, come sensitivo dei flussi più nascosti, più puliti e più torbidi, il poeta è chiamato ad un nuovo umanismo. Sarà l’umanismo dei maestri scomodi, “inattuali” e necessari, sarà ad esempio quello di Vittorio Alfieri e sarà quello di Pier Paolo Pasolini e sarà quello di Gramsci, sarà quello di chi, seppur nelle differenze, si è fatto portatore del ruolo dell’intellettuale nella società, contro ogni tirannide, per la verità, (dove per verità è da intendersi lo svelare o meglio il non nascondere della greca aletheia).
Il lavoro che fanno molti narratori e molti poeti non è diverso da quello dei venditori di pentole o materassi, con la differenza che essi vi aggiungono qualche ricamo a gonfiare il loro ego, noi desideriamo guardare oltre, accedere al potere della parola per scoprire o ri/scoprire i nervi del sentire singolo e della società, del nostro essere gettati sulla terra, del nostro esser calati in una storicità che non possiamo ignorare. La costituzione di reti, cenacoli e circoli poetici, può favorire la costruzione di una comunità, in grado di collocarsi al centro di un nuovo umanismo. Questa comunità sarà formata non solo dai poeti, ma da tutti coloro che con loro lavorano, lettori, editori, librai, operatori culturali. La comunità poetica si definirà così come una comunità di intellettuali in grado di affrontare il proprio tempo.
La realtà odierna della rassegna Poeticilibri a Torino alla Libreria Belgravia (arrivata all’undicesimo incontro), e altre esperienze comunitarie che ho promosso in questi anni, dalla rinascita delle scene di poetry slam, alla Street Poetry Parade del 2014 che ha visto un corteo di poeti attraversare Torino, sino ad arrivare alla visione di una dimensione pubblico-privata come quella Casa delle Arti “Alfredo D’Andrade”, tutto questo rientra in un lavoro per fare della poesia un mezzo di crescita personale e collettiva sul territorio. Citerei anche la raccolta Nutrimenti neoumanisti pubblicata in versione bilingue a cura della poetessa martinicana Suzanne Dracius che manifesta il nostro impegno per la questione migratoria. E parlerei anche del tour alfieriano con il poeta Andrea Laiolo. Il nostro paese ha bisogno di poeti e intellettuali, comodi o scomodi che siano, in grado di far sentire, far vedere, aprire questioni, porre dubbi e portare la nostra società a nuovi livelli di coscienza e responsabilità.

Max Ponte

In copertina: Libreria Belgravia con Poeticilibri, 12 maggio 2019

14.4.19

La nuova edizione de "La virtù sconosciuta" di Vittorio Alfieri, a cura di Max Ponte e Andrea Laiolo



Esce per l’editore Paginauno di Milano una nuova versione del dialogo alfieriano La virtù sconosciuta, in libreria dal 28 marzo 2019. Nell’opera Vittorio Alfieri parla con l’amico scomparso, Francesco Gori Gandellini, discutendo di virtù, lettere, governi, arte, affetti e di cose ultime. Una scrittura raffinata, in un opera breve e preziosa che conta apporti nuovi – in quest’edizione che appartiene alla collana “La sposa del deserto” di Paginauno – in grado di contestualizzare l’opera di Alfieri.

La virtù sconosciuta – scrive nell’introduzione Max Ponte – è una prosa poetica e il tentativo di fare i conti con un’assenza. L’amore per un amico finisce per rovesciarci lo stomaco come tutti i legami costitutivi, insostituibili e onnipresenti, anche dopo la loro scomparsa terrena. Il diffondersi di un profumo, un segno che irrompe nella quotidianità, può aprire un varco all’Aldilà degli affetti. E sono dialoghi simili, in tutta la loro inattualità, a renderci umani”.

La nuova edizione de La virtù sconosciuta contiene anche alcune immagini, il lettore potrà ritrovare la grafia alfieriana dal manoscritto originale custodito alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Curiosa anche la copertina che invece di riportare l’effigie del poeta ambienta il libro nel panorama senese, teatro dell’amicizia fra i due protagonisti. La postfazione di Andrea Laiolo infine è un piccolo saggio che fornisce al lettore gli strumenti per comprendere meglio l’opera scritta nel 1786.

Il libro esce a 270 anni dalla nascita di Vittorio Alfieri. Indomito, coraggioso e alieno a qualsiasi tirannide, Alfieri è, nella sua figura di poeta ed intellettuale, una figura attualissima.

La virtù sconosciuta è disponibile in tutte le librerie italiane in una raffinata edizione tascabile per i tipi di Paginauno al prezzo di 10 euro. L'opera rientra nella collana di poesia "La Sposa del Deserto" diretta da Max Ponte. Dopo la prima e partecipatissima presentazione alla libreria AlphaBeta di Asti "La virtù sconosciuta" farà il tour delle città care ad Alfieri arrivando fino a Siena, teatro dell'amicizia fra Alfieri e Gori Gandellini.
Prossime date: il 4 maggio a Villanova (Asti), il 12 a Torino, il 15 a Roma, il 29 a Siena.

Rassegna stampa:
L'articolo e il video de La Stampa/Asti dedicati all'opera con intervista ai curatori
ATnews
La Voce di Asti


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23.3.19

Donazione per la Casa delle Arti e per i progetti futuri


Il progetto Casa delle arti "Alfredo D'Andrade" è un progetto coraggioso che si è svolto per due mesi (dal 16 dicembre 2018 al 16 febbraio 2019) al Borgo Medievale di Torino, in questo breve tempo sono stati realizzati vari eventi, tra cui le partecipate serate con gli artisti, presentazioni di libri, mostre, cooperazione sociale. Il tutto in modo gratuito e con le nostre modeste risorse personali. Purtroppo l'amministrazione come saprete ha deciso di sgomberare i locali, manifestando tutta la sua chiusura e cecità nei confronti della libera creazione letteraria ed artistica. Siamo determinati a continuare questo progetto sotto altre forme ma ora abbiamo bisogno del vostro aiuto, questo per poter coprire le spese legali passate (siamo oltre i 4200 euro) e poter proporre alla nostra comunità nuovi eventi e possibilità di crescita comune.
Potete fare una vostra donazione con le seguenti modalità:
1) tramite versamento su carta postepay numero 4023 6006 6831 7052 
2) tramite bonifico su conto Bancoposta IT60T0760101000000020880142 
I versamenti di postepay e bonifico vanno intestati a Massimiliano Brunzin Ponte, codice fiscale brnmsm77c24a479u
3) donazioni possono essere lasciate anche a mano nel corso dei nostri eventi o a Giuseppe Iozzia, socio della Casa, che se ne sta occupando a Torino.

Rimanendo a vostra disposizione e sicuri che la nostra resistenza raggiungerà anche la vostra generosità vi auguriamo una buona e creativa Primavera

Vai sul gruppo FB "Casa delle Arti Alfredo D'Andrade" per rivedere quanto realizzato


9.6.18

Nota critica alla poesia di Max Ponte di Geo Vasile




Tempo fa ho avuto il privilegio di conoscere di persona a Torino il poeta Max Ponte (nato nel 1977), il più rappresentativo poeta torinese della nuova generazione lirica italiana. Oltre alle sue liriche, spinto da un unico slancio altruista, si occupa di eventi poetici, diffusi nelle grandi città italiane, sono dei veri spettacoli performativi sotto l’egida di Apollo e quasi tutte le muse, Erato e Melpomene comprese.

La poesia stessa di Max Ponte del recente volume 56 poesie d’amore (Granchiofarfalla, 2016) è spettacolare, nel senso del drammaticità degli sceneggiati epico-ossimorici e provocatori a partire dai titoli, talvolta lunghissimi (illuministi?) come Amami brutalmente nei cataloghi della scuola vaticana, Flowersperma (poema tessuto di allusioni che sfida ogni pudibonderia, riuscendo ad essere un capolavoro lirico narcisico, sado-maso, amorosamente irrestibile), L’universo è quando sorridi e si crea una faglia nel terreno due vulcani esplodono le banche chiudono, Ti voglio comprare un palloncino a forma di coccinella, Dovevamo litigare nel 2070 invece abbiamo litigato sabato mattina, Soap opera dentro di me, Il partito autocratico interstellare, Ho bevuto la tua clorofilla e altre. L'ars amatoria va a braccetto con Catullo, Ovidio, Saffo, ma anche con i Novissimi, c’è anche Patrizia Valduga addolcita da Alda Merini: “Ho bevuto / la tua colorofilla / di fata silvestre / ho sentito / il tuo collo crescere / sulle mie labbra / la lingua nel solco / chissà dove eran finite / le tue scarpe di vernice".


Non mancano dal discorso scombussolante di Max Ponte, la sintassi suicida di Amelia Rosselli, l’ermetismo di Alfonso Gatto, Andrea Zanzotto nonché i ludici europei e anglosassoni (da Prévert a Bukowski). Max Ponte ha tratto la sua coscienza estetica dai grandi della poesia italiana ed universale in una sintesi inedita ed originalissima, potendo dire come Mallarmé: “La chair est triste, hélas, et j’ai lu tous les livres”. Permettendoci uno scherzo sulla scia del modo di essere quasi tragico di Max Ponte (“spesso il mal di vivere ho incontrato”), diremmo "et j’ai vu tous les films”.


Max Ponte è l’espressione postmoderna stessa del surrealismo onirico italiano ed europeo ("io mi ricordo quando davi / da mangiare agli ascensori in un palazzo di Torino / ai confini con Venaria"), sapendo far innescare i meccanismi intraverbali della stupefazione. Sentiamolo di nuovo: “Ora che ho scoperto / l'estetica minoica e la scimmia azzurra / sono fermamente risolto /a far reagire i miei liquidi con i tuoi”.


L’elegante libro di Max Ponte è un compendio di varie tipologie di donne e di linguaggi. Due parole diremo sul problema dei linguaggi, da quello aulico fino a quello scientifico, dal plurilinguismo ad un affascinanti giochi di parole - armonici allucinogeni - che vogliono e riescono a far scattare la vera rivoluzione poetica del millennio “Scassami di baci / che languono all’inguine /che lattono latenti / scassami di baci / che sismano di baci/che sismano le ossa/scassami di baci /che fendano aulenti / scassami di baci / che allagano il limite / scassami di baci / allettano l’ittica / scassami di baci / che alleviano i lividi / scassami di braci / altrimenti”.


Geo Vasile

Bucarest, 17 luglio 2017

Geo Vasile, italianista, scrittore, critico, traduttore e poeta, è una delle figure più importanti che legano il mondo lettario italiano a quello romeno