7.12.15

ART



Dove finisce la poesia e dove inizia il lavoro artistico? Ho sempre pensato che non esista un vero confine.
La mia scrittura poetica si è sempre unita alla realizzazione di opere visive: collages, assemblaggi, oggetti poetici, interventi, azioni. Il mio primo libro "Eyeliner" contiene tavole di poesia visiva e così fino alla mostra Progressiva #2 nel 2015 dove ho messo in mostra alcune mie opere, nell'ambito del Salone Off del Salone Internazionale del Libro di Torino. 



Nelle due foto precedenti dalla mostra Progressiva #2 vedete i miei lavori allestiti per l'occasione, qui sopra la tavola di poesia "Avec le sud" del 2006.



Un assemblaggio poi ha dato vita alla mia "Lumaca va in città" del 2014, che vedete far capolino. Inoltre i miei lavori poetici hanno avuto a che fare con altre dimensioni artistiche, quella della performance, del lavoro sonoro e radiofonico e della videoarte. Con la performance "La libezione" (low-fi da cellulare) taglio la mia cartacea raccolta "Eyeliner" in quattro parti restituendolo agli elementi, il libro viene quindi sotterrato, bruciato, liquidato e volatilizzato.

Dal 2009 sono impegnato in un progetto che ha preso il nome PontePolo, in cui in duo con l'artista Andreina Polo ho dato vita ad una serie di video che hanno partecipato ad alcune rassegne e mostre. Vi invito a scoprire: "Saliscendi", "Stradocchio" e "La ballata delle fidanzate morte". Tratti da miei testi questi lavori si presentano come videopoesie e allo stesso tempo installazioni di video arte, cliccate qui: https://www.youtube.com/user/PontePolo/videos

In genere il credo in una "poesia totale" accomuna il mio lavoro a quello di altri poeti amici, e vorrei ricordare i maestri Arrigo Lora Totino, Carla Bertola e Alberto Vitacchio. Non significa per me che sia necessario sperimentare sempre e a tutti i costi ma che questa dimensione ulteriore della parola (che si fa materia, oggetto, suono, visione) sia il completamento naturale del nostro poetare.